L'effetto più evidente e duraturo del ritorno dalle vacanze è che stamattina non sono riuscita a chiudere il bottone dei jeans.
E ho dovuto lavorare con i jeans sbottonati perchè se no a star seduta mi mancava il fiato.
Possibile?
Non mi sembrava di aver mangiato così tanto in questi giorni.
Anzi, in questi 9 giorni a Casa non mi sono fermata un attimo e non ho avuto tempo per smangiucchiare come mio solito.
Forse quel mezzo kilo di frutta secca che ho fatto fuori la notte della vigilia...
Va bè, in ogni caso è tutto finito, e devo mettermi a dieta.
Sarà più facile forse avendo una data-obiettivo.

Sono comunque molto saltellante, pur essendo tornata a Milano.
Mi sono persa la super nevicata anche se ne ho comunque patito i primi effetti, e ora posso sconsigliare a chiunque di scegliere Linate come aeroporto in cui passare la notte. Dovrò segnalarlo su sleepinginairports.
Più che un Natale in Sardegna, questi giorni hanno somigliato più a una Pasqua. AMO Casa mia, che riserva queste piacevoli sorprese.
Poi mi fa saltellare il fatto di aver spremuto al meglio questa settimana, e aver fatto tutto tutto, così ora si aprono le danze.
E saltello pure perchè nella Milano deserta si sta bene, e pure in ufficio da sola - che più che un ufficio mi sembra di stare in una cameretta in cui studiare.

Ora saltello fino al forno, che ho sentito il drin e ciò vuol dire che la torta salata di broccoli e acciughe è pronta.

Sono andata via alle 18.35 con un senso di delusione misto a rabbia misto a nostalgia appiccicato addosso. Senza realizzare nemmeno troppo che questa parentesi è chiusa. Forse è questo il mio modo di affrontare il futuro: non realizzare, ma farlo e basta. Fico. Non lo facevo da un sacco di tempo, a pensarci bene.
Invece mi sta succedendo per un sacco di cose, ultimamente, ed è bello non stare sempre a guardare indietro e pensare a cosa avrei potuto fare di diverso.

Quindi ci siamo. Guardo avanti.
Sono un attimo destabilizzata dal cambio dei ritmi, dagli orari diversi, dalla tranquillità che mi infondono le persone con cui lavorerò.

Basta cartellino, basta software delle presenze, basta meeting natalizi, basta terrore del telefono che squilla alle 9.01 per il primo cazziatone della giornata.

Mi è rimasta una parola in gola, che non sono riuscita a dire perchè non ho il carattere per queste cose, e anche davanti ai miei due ultimi cazziatoni gieffecacchiani di ieri non sono venute fuori.

VAFFANCULO.

Di cuore.

L'uomo in cucina con addosso il grembiulino madrileno è bello da vedere.
E' un momento di pausa dai discorsi quasi monotematici degli ultimi giorni.
La Punto Niente ci ha definitivamente lasciati e ne annunciamo la perdita con grande dolore e pure preoccupazione per il futuro. Perchè il difficile ora è trovare, in tempi brevi ma senza prosciugare i nostri continbanca, una degna sostituta.
Robe da uomini, ché a me attirano solo le macchine dai colori vivaci e piccoline.
Ma ai maschi par non piacere tanto quel genere lì.
Quindi offro semplicemente sostegno morale e compartecipazione alla spesa.

D'altronde ho anche io le mie cose a cui pensare.
Tipo che dopodomani è il mio ultimo giorno lì e ho già pulito la scrivania ma sto ancora formulando la mail di saluti che rispetti l'etichetta e i ringraziamenti formali che contemplino i tutti ma non troppi, e ho pure comprato due torte versa&inforna così porto il dolce e lo spumante ma senza spendere cifre folli.
Che, macchina a parte, non è proprio periodo per farlo.

Infatti pensavamo che se avessimo deciso di rimanere beatamente nel Medio Campidano ora saremmo ricchi. Nel senso che magari avremmo una casa con una superificie maggiore di 50 mq e che ci verrebbe a costare il prezzo di una doppia a Milano. Giusto per fare un esempio.
E il sabato sera mangeremmo al Cuevador, o alla Taverna, o scenderemmo a Cagliari a fare un giro in via Manno e bere una birra al Francis Drake.

...ma anche no [Francis Drake a parte, che mi manca un pò]

Quindi abbiamo scelto la strada del poverelli ma a Milanodovecisonotanteopportunità.
Meno male che ci sono i circoli dei sardi.
E spero che stasera si mangino cibi interessanti.

Sono una frana negli arrivederci. Ancora peggio negli addii. Mi commuovo subito, ecco. E mi viene una faccia che si vede lontano un miglio che ho voglia di piangere. Figurarsi quando si è tutti intorno al tavolo della colazione. Mi ingozzo di pane burro nutella, shiaffo tutto dentro la tazza di the – quella rossa con l’alce, che è sempre stata la mia preferita – poi afferro le rondelle di formaggio di capra e in men che non si dica ho finito tutto il rotolo. E sono solo le nove di mattina. Già per il solo fatto di metterci di nuovo piede, Strasburgo mi fa venire l’acquolina in bocca. Non mi stanco mai di mangiare, di assaggiare, spiluccare.

Aggiungiamoci la fame nervosa ed ecco spianata la strada per l’ingrasso pre-natalizio. Sgranocchiamo 3D bacon sul divano, mangiamo crepe uovo formaggio prosciutto, prepariamo quiches di tutti i tipi per il buffet di laurea, facciamo un giro al mercatino dei bredele e assaggiamo tutti i biscottini che ci presentano, entriamo nella pasticceria di fronte alla Cattedrale solo perché ci sono le commesse che offrono dolci a chiunque, beviamo la zuppa di legumi per strada e quando arriviamo a casa scaldiamo la tartine al pesto e formaggio fuso comprata nello chalet dei contadini che arrivano in città per Natale. Mangiamo. Riempiamo i freddi pomeriggi strasburghesi con bicchieri di the e poi succo e martini e poi bicchierino di buona vodka polacca, così sono pronta a sentire per l’ennesima volta l’esposizione delle 40 chart relative ai recenti studi sul cancro alla prostata e alla scoperta di non so quale proteina. Faccio sìssì con la testa, l’unica cosa che capisco sono le animazioni e gli istogrammi colorati, e butto un occhio al cronometro perché tutto questo deve finire in 45 minuti.

Ma continuo a sembrare angosciata e nostalgica. Mi dicono.

Suvvia.

E’ solo un’epoca che finisce. E’ solo un appartamento che viene abbandonato. E’ solo una città che rivedrai da un occhio completamente diverso quando ci ritornerai. E’ solo un punto di riferimento che svanisce. Perché le persone cambiano, si spostano, decidono, abbandonano, si dottorano e cercano lavoro e io in fondo sono proprio la prima ad essere andata via da qui.

Il viaggio in treno dopo il tramonto è pesante, perché non vedo le montagne, il villaggio di Annette, le bandiere della Svizzera che sventolano dagli chalet lungo le rotaie. Però i couchès du soleil alsaziani sono impagabili.

In pratica è già Natale.
A Milano si fa happy hour in locali addobbati.
Le ragazze hanno la gonna corta e la cuffia di lana.
Già si pensa al regalo aziendale del 2009.
Che probabilmente non prenderò, visto che sloggio 3 giorni prima del meeting natalizio.

A me vengono un pochino i brividi.
Ho ancora la sabbia dentro i calzini a righe, e non c'è verso di farla sparire.

Mi dicono "che invidia".
Si, vero.
Però. Insomma, io già lo so che senza TR la mia vita sarà molto diversa, d'ora in poi.
Giusto per fare un esempio.

Oggi sono stata ricevuta per la Exiting Interview, definizione inutilmente anglofona per dire che ho parlato un'ora intera con la tizia risorse umane per spiegarle i motivi per cui ho deciso d'andare via. In un'ora le ho raccontato questi quasi due anni della mia vita. Che debbano aspettare le dimissioni dei dipendenti per essere informati di come vanno le cose ai piani bassi fa un pò ridere, onestamente. Però tant'è.

Ti senti meglio, dopo?
Un pò sì.

Intanto la Punto Niente è gravemente malata e qui in casa siamo in apprensione.
Non ci può abbandonare a Natale, come nei più tristi film invernali.